Archivio Press Review

23-11-2011

Staminali e fegato Cecile Sukowati premiata a Jakarta

Dall’Indonesia a Trieste per studiare l’applicazione delle cellule staminali nel tumore del fegato, e da qui nuovamente in Indonesia per ritirare il Premio Women in Science dell’Oreal-Unesco. È la storia recente di Cecile Sukowati, una delle tre vincitrici - su 80 concorrenti - del Premio L’Oreal per la sezione Scienze della vita, assegnatole a Jakarta da una giuria internazionale che ha premiato le sue ricerche innovative sul ruolo delle cellule staminali nell’epatocarcinoma. Sukowati lavora dal 2008 alla Fondazione italiana Fegato onlus, diretta da Claudio Tiribelli, e ha da poco conseguito il PhD a Trieste sotto la sua supervisione. «Stiamo lavorando - spiega Sukowati - per individuare, sulle cellule staminali epatiche, un marcatore cellulare di tumore che indichi la progressione verso la condizione maligna». Il carcinoma epatocellulare è il quinto al mondo per frequenza. «È anche fra i più eterogenei – precisa Sukowati - e questo significa che ogni paziente è diverso dagli altri e che una terapia standard è, in genere, poco efficace». Accade perché le cure farmacologiche si scontrano con la resistenza ai farmaci che le cellule maligne sviluppano precocemente nella progressione tumorale. Inoltre, sarebbero proprio alcune cellule staminali a dare il via al tumore, cellule che, a loro volta, possono essere molto resistenti ai farmaci chemioterapici. «Per questo motivo la ricerca procede con un obiettivo concreto - dice Tiribelli -. Realizzare una strategia terapeutica che permetta di intervenire precocemente senza ricorrere alle misure terapeutiche oggi più usate, purtroppo curative solo per piccoli tumori localizzati». (c.s.)

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14-09-2011

A caccia del pigmento giallo con “Bilistick”

Dalla corsia di un ospedale allo screening di popolazione il passo può essere breve. Così è stato per “Bilistick”, test rapido di misurazione della bilirubina, che porta la firma di Claudio Tiribelli, direttore della Fondazione italiana Fegato-Onlus, del vice Cristina Bellarosa e di Richard Partridge Wennberg dell’Università di Washington. Tiribelli e colleghi, con il supporto di Innovation Factory, l’incubatore di Area Science Park, hanno ideato un sistema rapido e dai costi contenuti per la misurazione nel sangue della bilirubina totale, pigmento giallo-rosso frutto della degradazione dell’emoglobina dei globuli rossi, causa dell’ittero neonatale. In molti casi l’ittero regredisce spontaneamente; a volte, però, è di particolare intensità e richiede un pronto intervento, poiché la bilirubina può danneggiare il sistema nervoso del neonato. Ed è qui che una diagnosi rapida ed efficace trova il suo impiego. «Bilistick – spiega Tiribelli – si presta a un ampio uso: nei paesi in via di sviluppo, dove può eseguire il test anche personale non medico, al di fuori delle strutture ospedaliere. Nei paesi sviluppati, per abbattere tempi di attesa e costi, specie nei casi dubbi». Per lo sviluppo di Bilistick, il ricercatore argentino Carlos Coda Zabetta ha ricevuto un premio da parte del Working Capital-PNI, che sostiene l’innovazione italiana e promuove lo sviluppo di start-up. Al progetto hanno partecipato l’Università di Trieste, il Consorzio di biomedicina molecolare e la Microlab Srl di Padova.(c.s.)

Da "Il Piccolo"

15-02-2011

Notiziario per i soci A.I.T.F. - Delegazione Fvg - Anno 2010

Articolo sulla Fondazione all'interno del "Notiziario per i soci A.I.T.F. - Delegazione Fvg"

29-01-2011

Centro studi fegato, attività in crescita

Nell’arco di cinque anni le prestazioni sono aumentate di quasi un migliaio, gli accessi al day hospital sono triplicati e il tasso d’attrazione si è attestato sul 22%. Queste le cifre del Centro clinico per gli studi sul fegato (Csf) di Trieste: primo esempio a livello nazionale di una struttura capace di unire, in campo epatologico, la ricerca clinica e la cura dei pazienti alla ricerca di base.

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28-01-2011

Centro studi sul fegato Ecco i dati sull’attività

Oggi alle 11 nell’aula magna dell’Anatomia patologica a Cattinara si presentano i dati d’attività del Centro clinico studi fegato (Csf), una delle realtà d’eccellenza dell’Azienda ospedaliero universitaria. Composto da una sezione clinica all’ospedale di Cattinara, dove si svolgono le attività di diagnosi, cura e la ricerca clinica e da una sezione di ricerca in Area science park, il Csf – che nel 2009 ha effettuato oltre 5 mila 500 prestazioni con 22 pazienti su cento provenienti da fuori Trieste e fuori regione – è impegnato, sul versante diagnostico e terapeutico, anche nella preparazione per il trapianto per il trattamento delle malattie di fegato. Alla ricerca sulle malattie epatiche (tra cui la steatosi dismetabolica, le patologie croniche, la cirrosi biliare primitiva, il tumore maligno del fegato) si abbina un’intensa attività di formazione. Nato nel 2005 il Csf lavora in stretta connessione con la Fondazione italiana per il fegato Onlus cui partecipano Ospedali riuniti di Trieste, Regione, Area science park, Centro medicina biomolecolare, Fondazione CrTrieste e altre realtà.
Da "Il Piccolo"

02-09-2010

Regione FVG, collaborazione sanitaria...

Da "L'ITALIANO"

UDINE - Strutturare un programma sanitario di collaborazione scientifica insieme alle autorita' argentine anche in campo oncologico e materno-infantile. E' l'obiettivo di una serie di incontri...

24-07-2010

"Quiero trabajar en mi ciudad"

LaCapital.com
Intervista a Maria Celeste Robert, PhD student del Centro Studi Fegato.

“El laboratorio de la Universidad de Trieste recibe a profesionales de todo el mundo. En total somos 6 argentinos, dos varones y cuatro mujeres, y la segunda lengua que hablamos es el español”, cuenta Celeste Robert, quien desde hace un año y medio cursa su doctorado en biomedicina en esa ciudad del norte italiano, ubicada en el límite con Croacia y Eslovenia.    Celeste trabaja desde las 9 a las 18 y comparte un departamento con otras personas. “A la salida nos juntamos todos los argentinos y vamos a tomar algo a un bar o a la casa de alguien”, comenta. Trieste posee 210 mil habitantes y tiene de fondo el mar Adriático y las montañas. “La ciudad es una cosa en verano y otra en el invierno, donde oscurece a las cuatro de la tarde y hace mucho frío”, relata.
(segue)

24-07-2010

La experiencia de una biotecnóloga en Italia

LaCapital.com
Intervista a Maria Celeste Robert, PhD student del Centro Studi Fegato.

A poco de comenzar la licenciatura en biotecnología en la Facultad de Ciencias Bioquímicas y Farmacéuticas de la UNR, Celeste Robert supo que en algún momento tendría que viajar a otro país para ampliar sus conocimientos. Y efectivamente eso es lo que ocurrió. Hoy forma parte de un equipo de investigadores de la Universidad de Trieste, en Italia, adonde viajó becada por la Embajada de Italia para cursar el doctorado en biomedicina molecular. Durante una breve estadía en Rosario donde se sumó a una investigación del Centro de Criobiología, Celeste dialogó con La Capital acerca de sus vivencias como investigadora en otro país.    “Desde enero del 2009 estoy haciendo la tesis doctoral en el Centro Studi Fegato (www.fegato.it) con la supervisión del doctor Claudio Tiribelli. Allí estudiamos el efecto que producen las altas concentraciones de bilirrubina en el cerebelo de ratas”, cuenta la joven de 33 años, que comparte el laboratorio con dos biotecnólogos graduados en la Universidad de Rosario, Carlos Coda Zabetta, de Casilda, y Pablo Giraudi, de Carlos Pellegrini.
(segue)