Staminali e fegato Cecile Sukowati premiata a Jakarta

Dall’Indonesia a Trieste per studiare l’applicazione delle cellule staminali nel tumore del fegato, e da qui nuovamente in Indonesia per ritirare il Premio Women in Science dell’Oreal-Unesco. È la storia recente di Cecile Sukowati, una delle tre vincitrici - su 80 concorrenti - del Premio L’Oreal per la sezione Scienze della vita, assegnatole a Jakarta da una giuria internazionale che ha premiato le sue ricerche innovative sul ruolo delle cellule staminali nell’epatocarcinoma. Sukowati lavora dal 2008 alla Fondazione italiana Fegato onlus, diretta da Claudio Tiribelli, e ha da poco conseguito il PhD a Trieste sotto la sua supervisione. «Stiamo lavorando - spiega Sukowati - per individuare, sulle cellule staminali epatiche, un marcatore cellulare di tumore che indichi la progressione verso la condizione maligna». Il carcinoma epatocellulare è il quinto al mondo per frequenza. «È anche fra i più eterogenei – precisa Sukowati - e questo significa che ogni paziente è diverso dagli altri e che una terapia standard è, in genere, poco efficace». Accade perché le cure farmacologiche si scontrano con la resistenza ai farmaci che le cellule maligne sviluppano precocemente nella progressione tumorale. Inoltre, sarebbero proprio alcune cellule staminali a dare il via al tumore, cellule che, a loro volta, possono essere molto resistenti ai farmaci chemioterapici. «Per questo motivo la ricerca procede con un obiettivo concreto - dice Tiribelli -. Realizzare una strategia terapeutica che permetta di intervenire precocemente senza ricorrere alle misure terapeutiche oggi più usate, purtroppo curative solo per piccoli tumori localizzati». (c.s.)

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