Area Educazionale

Virus e fegato: le epatiti dalla A alle G.: Ovvero "Quello che dovresti sapere dell’Epatite"

L’Epatite è una malattia caratterizzata da una infiammazione del fegato ed e’ più seria di quanto si possa pensare, proprio perché colpisce un organo così importante nel regolare le funzioni corporee. L’Epatite può essere anche causata da sostanze non virali come le sostanze chimiche, i farmaci e l’alcool.

Il termine "Epatite virale" si riferisce comunemente a varie malattie causate da virus che possono condurre all’infiammazione di parte o in genere tutto il tessuto epatico, portando in genere ad un rigonfiamento e una maggior fragilità del fegato stesso e non sempre ad un colore giallo della pelle (il famoso ittero o itterizia, come si chiamava un tempo).
Ogni anno, in Italia, secondo dati che derivano dal sistema nazionale di sorveglianza specifica dell’epatite virale (SEIEVA) operante presso l’Istituto Superiore di Sanità, vengono segnalati ancora oggi circa 7.000 casi di epatite virale acuta, ma questo dato rappresenta solo una frazione delle epatiti che si verificano in realtà, perché molte di queste, soprattutto quelle da virus C, sono completamente asintomatiche.

I più comuni tipi di Epatite Virale, causati dai rispettivi virus, denominati con le lettere alfabetiche, sono:

  1. L’Epatite A, in passato chiamata Epatite Infettiva, è più comune nei bambini dei paesi del terzo mondo, ma è ancora abbastanza frequente anche nel mondo occidentale. In Italia, attualmente, i più colpiti sono i ragazzi nell’età compresa tra i 15 ed i 24 anni, soprattutto maschi e residenti al Sud. E’ causa di circa la metà di tutte le epatiti virali acute (3300 casi ogni anno, in Italia).
    L’ epatite A solitamente è una infezione benigna, con un periodo di incubazione inferiore ad un mese, diffusa per contatto interpersonale o tramite cibo o acqua contaminati dal virus, e quindi con trasmissione oro-fecale. L’infezione guarisce in poche settimane e non cronicizza mai. Raramente può avere un decorso cosiddetto "fulminante" e quindi mortale. Può essere più pericolosa se contratta da adulto.
  2. L’Epatite B, un tempo chiamata Siero Epatite ( Epatite da Siero ), è la più comune forma di Epatite, con 300 milioni di portatori nel mondo e una stima di 1650 nuovi casi e di circa un milione di portatori del virus B in Italia, anche oggi nonostante l’introduzione della vaccinazione obbligatoria. Il virus B può causare una seria forma di Epatite ed ha un periodo di incubazione che varia da 20 giorni a 6 mesi e spesso non dà sintomi specifici se non sintomi simil-influenzali. L’Epatite B si svilupperebbe in una malattia cronica ( che significa duratura-permanente per più di sei mesi ) nel 10% dei soggetti infetti ogni anno. Se non trattata, il rischio di sviluppare la Cirrosi (cicatrici al fegato ) e il Cancro al Fegato, è più alto nei pazienti con Epatite cronica B.
  3. L’Epatite C, una volta conosciuta come "Epatite non-A, Epatite non-B", attualmente, in Italia è la forma più frequente di epatite cronica e colpisce circa 1.500.000 persone, soprattutto adulti o anziani, che hanno contratto l’infezione decine di anni fa in seguito o a trasfusioni o a contatto con aghi o materiale sanitario infetto. Ogni anno, oggi, in Italia ci sono circa 1000 nuovi casi di epatite C.
    La forma acuta è quasi sempre asintomatica ed ha un periodo di incubazione dai 10 giorni agli 8 mesi, in media 40 giorni. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, cioè nel 70-75% dei casi circa, tende a cronicizzare.
    Come l’Epatite cronica B, se lasciata incurata, la forma cronica ha una grossa probabilità di sfociare in Cirrosi nell’arco di 15-40 anni e alcune di queste cirrosi possono poi sviluppare anche il Cancro del Fegato. L’insufficienza epatica da cirrosi da virus C è la causa principale di trapianto di Fegato negli Stati-Uniti.
  4. Ci sono altre forme di Epatite che sono meno comuni: queste includono l’Epatite D, che, pur essendo molto grave, comunque può essere presente solo in soggetti già infetti da epatite B, l’Epatite E, che ha vie di trasmissioni simili all’epatite E e causa una forma di epatite simile a quella A, l’Epatite G, che non si sa nemmeno se possa arrecare danni al fegato, ed altri meno conosciuti, comunque molto rari in Italia. Altri virus, in special modo membri della famiglia dei virus Erpetici, compresi i virus Herpes Simplex, i virus della Varicella, i virus della Mononucleosi infettiva e altri possono infettare il Fegato.

Si potrebbe scrivere un intero libro sulle epatiti virali, ma sia per ragioni di spazio, che per scopo più divulgativo e pratico, preferiremmo procedere attraverso alcune domande comuni che, solitamente, un cittadino che scopre di avere avuto un contatto con questi virus, si pone e, di solito, pone al suo medico:

Come viene trasmessa l’epatite virale?
Un riassunto delle diverse modalità di trasmissione e di come invece si possono evitare le più comuni forme di epatiti (la A, la B e la C) è riportato nella tabella 1.

I virus dell’Epatite A e E vengono escreti o sparsi nelle feci. Il contatto diretto con le feci di una persona infetta o la contaminazione indiretta del cibo con materiale fecale, una fornitura d’acqua, il mollusco crudo, le mani e gli utensili possono risultare in sufficiente quantità al virus per poter entrare nella bocca a causare infezioni.

L’Epatite B è trasmessa da madre al bambino all’atto della nascita o subito dopo la nascita, attraverso il contatto sessuale, le trasfusioni di sangue o aghi contaminati. Approssimativamente un terzo dei casi nella popolazione generale deriva comunque da fonti sconosciute. Nelle famiglie il virus può essere anche trasmesso dagli adulti ai bambini.

L’Epatite C è trasmessa direttamente da una persona all’altra per via sanguigna o attraverso aghi contaminati. Mentre la trasmissione sessuale e la diffusione madre-figlio può accadere, anche se queste modalità di trasmissione non sono comuni.

Le persone che sono a rischio di essere infettate da Epatite B o C comprendono lavoratori del settore sanitario, persone con multipli partner sessuali, quelli che fanno uso di droghe per via intravenosa, ed emofiliaci. Qualsiasi persona che ha avuto un tatuaggio, una perforazione corporale, o una trasfusione di sangue ( antecedente a una routine di screening di donatori di sangue che inizia nel 1972 per l’Epatite B e nel 1990 per l’Epatite C ) e quelli che sono in stretto contatto familiare con una persona infetta sono anche loro ad alto rischio di essere infettate. L’Epatite B o C può anche essere trasmessa nel condividere spazzolini da denti o lime da unghie contaminate con sangue infetto - sebbene queste forme di trasmissione accadono raramente.

Come posso evitare l’epatite virale ?
Le epatiti virali si possono evitare semplicemente adottando i consigli riportati nella figura 1.

Quali sono i sintomi dell’Epatite Virale?
L’epatite virale è spesso un killer silenzioso. I più comuni sintomi sono l’affaticamento, una febbre leggera, dei dolori muscolari, e articolari, la nausea, il vomito, la perdita dell’appetito, vaghi dolori addominali, e qualche volta la diarrea. Molti casi non vengono diagnosticati perchè i sintomi sono simili a quelli dell’influenza o possono essere molto leggeri o addirittura assenti. Un minor numero di pazienti nota delle urine scure e una lieve colorazione delle feci, seguite da itterizia in cui la pelle e il bianco degli occhi appare giallo. Può essere presente prurito. L’unico modo per poter identificare positivamente queste malattie è attraverso gli esami di sangue. Se si sospetta di aver l’Epatite o si pensa di essere stato in contatto con una persona infetta o un oggetto contaminato, occorre consultare il medico il più presto possibile.

Posso prendere l’Epatite un’altra volta?
Si, perchè ci sono 7 o più tipi di virus epatitici. Non si sarà mai infettati dallo stesso virus in quanto ognuno di essi produce la propria immunità. Comunque, qualche volta i virus dell’Epatite B, C, e D rimangono nel corpo per sempre. Possono causare fiammate di Epatite che sembrano una nuova malattia.

Che cos’è un portatore e come posso capire se lo sono?
Un portatore è una persona che ha l’Epatite B, C, o D nel suo sangue anche se tutti i sintomi sono spariti e tutti gli altri segni di epatite, compreso le transaminasi, sono normali per lungo tempo. Siccome il virus è presente nel sangue, può essere trasmesso ad altri. L’Epatite A non ha uno stato di portatore cronico. Il portatore dell’Epatite B può essere riconosciuto da un semplice e specifico esame del sangue. Certi portatori sono contagiosi e altri no. Anche questo può essere determinato da un semplice esame del sangue. Sono stati sviluppati dei test per i portatori di Epatite C.
Prima della trasfusione tutto il sangue viene esaminato per la anormale funzionalità del Fegato e per i virus dell’Epatite B e C. Questi esami hanno ridotto la percentuale della Epatite C post-trasfusionale da 8-10% a 0.5%. L’AVIS segnala i donatori in cui sono state trovate queste anormalità. L’Epatite D può essere scoperta da un semplice esame del sangue per la ricerca degli anticorpi anti-virus nei soggetti comunque positivi per il virus B. Sono stati inoltre sviluppati esami per l’Epatite E e l’Epatite G, anche se non sono ancora disponibili nella routine diagnostica.

Se sono gravida e sono portatrice di un virus dell’Epatite o ammalata di Epatite, c’è un rischio per il mio bambino?
L’Epatite non incrementa il rischio di nati morti e di malformazioni. Comunque, gli aborti accadono più frequentemente ed il concepimento sarà più difficoltoso nelle donne affette da Epatite Cronica. Lo stato di portatore di epatite B, poiché in Italia è obbligatoria la vaccinazione di tutti i neonati, non comporta alcun rischio grave per il nascituro, purchè se ne venga a conoscenza. Tutte le donne gravide dovrebbero quindi fare l’esame per l’Epatite B e possibilmente anche per l’epatite C, anche se il rischio di trasmissione al neonato in questo caso è molto basso e dipende molto dalla quantità del sangue della madre che verrà a contatto con quello del neonato.
Il rischio maggiore di infezione alla nascita si ha quando una madre che è portatrice del virus B o del virus C, contrae una infezione da parte di un altro virus (C o B) durante la gravidanza, cioè contrae un’epatite.
Le possibilità che il bambino si infetti alla nascita sono in questo caso molto alte. L’infezione del bambino nell’utero è rarissima. La maggior parte dei bambini infetti diventano dei portatori. Alcuni svilupperanno una grave malattia, altri invece riusciranno a schivare l’infezione.

Che cosa dovrei fare se mi sono esposto o sospetto di aver l’Epatite Virale?
Consulta il tuo medico e se lui è d’accordo anche uno specialista (se vuoi qualcuno della nostra associazione vedi riquadro finale) che ti esaminerà e ordinerà degli esami del sangue per confermare la diagnosi, identificare il tipo specifico di Epatite e consigliarti circa la dieta e l’attività da svolgere. I tuoi conoscenti dovranno essere avvisati della tua infezione e della eventuale necessità di gamma (immuno) globuline e/o vaccinazione.

Dovrei vedere uno specialista se ho l’Epatite?
La maggior parte dei medici può curare il paziente che presenta un caso di ordinaria Epatite Virale. Tuttavia, rivolgersi ad uno specialista in malattie del fegato (Epatologo, Gastroenterologo) sarà necessario se la malattia appare essere insolitamente seria o se vengono riconosciute delle complicazioni (se vuoi qualcuno della nostra associazione vedi riquadro finale).

Ci sono delle cure per l’epatite?
Se si tratta di epatite A, il più delle volte il semplice riposo associato ad una dieta adeguata porterà rapidamente alla guarigione e MAI alla cronicizzazione della malattia. Se risulti positivo al test per l’Epatite B o C, ci sono oggi vari trattamenti disponibili nei pazienti che possono farli o che si sa in partenza possono rispondere bene. Così, se pensi di essere infetto, non mancare di consultare immediatamente di nuovo il tuo medico.

Può l’Epatite causare il Cancro ?
Un' alta incidenza di Cancro al fegato si trova in alcuni paesi Africani e Asiatici dove ci sono dei portatori di Epatite B e sembra da mettere in relazione allo stato dei portatori cronici di Epatite B. E’ in aumento il numero di casi di Cancro al fegato in pazienti con Epatite cronica C, ma è sconosciuto se il rischio di sviluppo di cancro sarà mai così alto come quello dell’Epatite B. I portatori di Epatite B in Oriente sono a rischio di sviluppare un Cancro al fegato in una percentuale molto maggiore che quelli negli Stati-Uniti o in Italia. Per fare maggiore chiarezza, comunque, occorre ancora proseguire le ricerche in questa direzione.

Ci sono dei vaccini e può la malattia essere prevenuta? Come si può impedire la propagazione dell’Epatite ?
La tabella 2 riporta le dosi e le modalità di somministrazione delle due vaccinazioni a tutt’oggi disponibili: quella per l’epatite A e quella per l’epatite B. Il vaccino per l’Epatite A è dato in due dosi, il secondo 6-12 mesi dopo il primo. Due tipi di vaccini sono disponibili per prevenire l’Epatite B. Entrambi sono sicuri e efficaci e sembra che prevengano l’infezione se iniziata entro pochi giorni di esposizione. In Italia, oggi, la vaccinazione per la epatite B è obbligatoria alla nascita, quindi, entro pochi anni, si prevede che l’epatite B scompaia quasi completamente dal nostro paese. Le immuno globuline anti Epatite B possono anche prevenire l’infezione dopo esposizione ma devono essere date entro 48 ore per essere utili. L’Epatite D è prevenuta attraverso la prevenzione dell’Epatite B. Nessun vaccino o immuno globuline sono tuttora disponibili per l’Epatite C o E.

Adeguati servizi igienici e una buona igiene personale ridurranno la propagazione dell’Epatite A e E. Se esiste qualche questione di sicurezza l’acqua dovrà essere bollita prima del suo uso. Similmente, nelle aree dove i servizi igienici sono discutibili, il cibo dovrà essere ben cotto e la frutta sbucciata. Gli operatori sanitari che sono coinvolti nel trattamento dei pazienti, specialmente nelle prime due settimane di malattia, dovranno lavare le mani con saponi medicati, usare utensili puliti, lavare la biancheria da letto ed i vestiti con sapone e acqua. Quelli che progettano di partire per un viaggio verso le aree dove l’Epatite A è molto diffusa sono consigliati o di vaccinarsi in anticipo o di prendere con se delle immuno globuline prima della partenza. La protezione è effettiva per due o sei mesi. Per prevenire il diffondersi dell’Epatite B occorre comunque evitare di esporsi a sangue infetto o a fluidi corporali. Non avere contatti intimi o condividere rasoi, forbici, lime per unghie, spazzolini da denti, o aghi.

Soprattutto per i tossicodipendenti, occorre evitare lo scambio degli aghi e/o delle siringhe. Dentisti, medici, infermieri/e, tecnici di laboratorio, e altri che dovrebbero avere a che fare col sangue, con procedure di esecuzione chirurgica o manipolare strumenti taglienti usati sui pazienti portatori o malati di Epatite devono essere informati in modo da poter prendere adeguate precauzioni. I membri familiari e altri conviventi dovranno essere consigliati di consultare il proprio medico circa l’iniezione di immuno globuline o la vaccinazione.

Le trasfusioni, oggi, sono sicure ?
In linea di massima sì. Il rischio di epatite di ogni tipo, oggi, da trasfusione, in Italia, è inferiore a 5 su 10.000 trasfusioni. Il rischio di contrarre l’Epatite B da trasfusione, oggi, è praticamente inesistente e l’Epatite C è stata grandemente ridotta, con prospettive di ulteriore riduzione fra breve tempo. Tutti i prodotti derivati dal sangue sono oggi molto controllati con i mezzi migliori e a più alta sensibilità.

Se ho contratto l’infezione con una trasfusione in passato, è previsto un indenizzo per il danno subito ?
Una recente legge (L.210/92) stabilisce la possibilità di indennizzo per chi abbia contratto una infezione a seguito di emotrasfusioni o uso di emoderivati. Occorrono però documentazioni ufficiali sull’uso precedente di trasfusioni, prove di non infezione prima della trasfusione e evidenze di infezioni attuali.

Ovviamente questo articolo non potrà avere esaurito tutte le curiosità degli interessati. Se pensate quindi di aver bisogno di ulteriori informazioni circa l’Epatite, chiedete al vostro medico, o contattate direttamente il Fondo per lo Studio delle Malattie del Fegato in una delle sue sedi