Centro studi fegato, seconda candelina

«La Fif è una sorta di ombrello sotto cui operano con comunione di intenti l’Area di ricerca, le due aziende Ospedaliero universitarie di Trieste e Udine con i rispettivi atenei, ma anche il Consorzio di biomedicina molecolare, il Cro di Aviano e l’Associazione italiana trapiantati di fegato». In questi anni il Csf ha centrato diversi obiettivi. Innanzitutto, è uno dei tre centri europei in cui clinica e laboratorio operano con l’idea della traslazionalità bidirezionale: trasferire i risultati della ricerca al malato e prendere spunto dalle osservazioni cliniche per sondare in laboratorio nuove ipotesi di studio. In secondo luogo, si tratta di una struttura con una forte capacità di attrazione: nel 2009 i pazienti visitati a Cattinara sono stati più di 7000, il 25% dei quali provenienti da fuori regione. Terzo, il Csf ha dimostrato una notevole capacità di fare scuola nel mondo. Il modello in vitro di steatosi realizzato dai ricercatori (ad oggi 6 italiani, 6 argentini, 1 indonesiana, 1 palestinese, 1 messicano, 1 bielorussa, 1 USA), rappresenta l’unico modello del genere disponibile per lo studio dei meccanismi con cui l’accumulo di grasso nel fegato può evolvere verso un tumore. «Al di là dell’entusiasmo e della bravura delle nostre equipe – sottolinea Tiribelli – abbiamo la fortuna di lavorare in una regione lungimirante e sensibile a tematiche di salute. La Fondazione CRTrieste ci ha sostenuti con 1 milione e 200 mila Euro negli anni 2003-6; nel triennio successivo un altro milione di Euro è venuto da UE, Telethon, Airc, Ministero Affari Esteri e Regione FVG. Ora vogliamo garantire una sicurezza a medio termine (3-5 anni) per il personale non di ruolo che vi lavora». (Cristina Serra)

Da "Il Piccolo"

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